domenica 17 febbraio 2008

ITALIANATE E TERRONATE - l'affermazione del tamarro italico

Prologo:

Italianate e terronate nasce non dal disprezzo, ma dal dolore: il dolore di essere nato e cresciuto in un Paese che via via, negli anni, anzichè cercare stimoli per la crescita sociale e culturale si è andato via via liberando di principi, scrupoli, moralità, fino ad arrivare alla condizione odierna: il modello di vita non è più il commenda, il signore, etc.... il modello di vita è il terrone, lo spacciatore albanese, il Corona di turno, la velina, lo sgarbi della situazione... oggi come oggi, se il figlio fà una sciocchezza a scuola e viene avvertito il genitore, quest'ultimo aggredisce l'insegnante anzichè rimproverare il figlio; se quest'ultimo fà una cosa da non fare in strada e viene arrestato, chi lo porta dentro è sbirro.... quando non viene arrestrato e vince un concorso da sbirro (per avere il "posto sicuro"), diventa davvero sbirro, ed arrogante più di prima.....siamo in una società in cui, in certi quartieri, tirano di tutto addosso alle forze dell'ordine se solo passano, figuriamoci se fanno qualcosa.... i delinquenti vengono scarcerati e le persone perbene (quelle davvero perbene, non quelle che starnazzano e basta, vedi Corona e Mastella) vivono nel terrore di essere perseguiti da Stato o delinquenti.... siamo in una condizione in cui criminali condanati non scontano un giorno di galera.....siamo nella condizione in cui un Mastella è diventato ministro della giustizia....scusate i luoghi comuni maè terrificante, per chi ha avuto per tanto tempo l'illusione che la società potesse crescere ed è vissuto in questo sogno, per poi svegliarsi bruscamente in questo schifo di realtà che ci circonda.... con questi scritti voglio dare un piccolissimo contributo ed un terreno di sfogo a chi crede ancora che non tutto sia perduto, che il terronazzo finto mafioso non vincerà, che si tornerà ai veri signori ed alle vere signore non nell'esteriore, ma dentro, e nella vita di tutti i giorni


ITALIANATE E TERRONATE


Siamo nel bel paese.... affermazione un tantino vanagloriosa.

Partiamo, appunto, da questa definizione, che lancia un'idea di assoluto: cosa vuol dire, una simile affermazione? Che gli altri Paesi siano forse brutti? Qualcuno ha il coraggio di affermare che i monti della Germania siano meno belli dei nostri? Che le foreste del Vietnam siano meno belle delle nostre? Che il mare della Francia sia meno bello? No comment.

Può darsi che l'affermazione abbia motivazioni che rivangano la nostra storia. Ok, touchè.... vero, abbiamo una concentrazione d'espressione artistica, in un dato periodo storico, che è veramente considerevole.

Qualcuno, allora, potrà illudersi che gli italiani siano più intelligenti, furbi o creativi degli altri.... lo diceva anche qualcun'altro, non troppi anni fa.... diceva anche "molti nemici, molto onore..." ... "chi si ferma è perduto....." ... "fermarsi è retrocedere....".

Non è così, noi non abbiamo particolari predisposizioni artistiche superiori: semplicemente, dal 400 al 600 circa, in quella che poi venne definita Italia si svilupparono tutta una serie di repubbliche e repubblichette frammentate, dominate da ricchi signori locali, che decisero di competere in munificenza aiutando, mantenendo, stimolando, assumendo artisti i quali ebbero, quindi, terreno fertile per potersi esprimere; con buona pace dei loro colleghi d'oltralpe che non furono altrettanto fortunati, tutto qui.

Quello che fù un vantaggio per l'arte fù anche l'esempio di quanto disunita e disarticolata fosse la popolazione del territorio oggi chiamato Italia: mentre tutti gli altri Paesi, con l'eccezione della Germania, vantavano già da tempo immemorabile un'unità territoriale ed un sentimento di comune appartenenza, gli antenati dei futuri italiani non avevano di meglio che scannarsi fra regione e regione, città e città, quartiere e quartiere.... si, proprio così... quartiere e quartiere.... oppure non ricordate più il motivo per cui la bella Firenze era disseminata di torri? Mica per bellezza, sapete? Le torri appartenevano a varie famiglie e potentati di quartiere, tranquillamente assimilabili con i moderni boss di camorra attuali, che si servivano di questi sistemi difensivi per prevenire i non improbabili attacchi che venivano, magari, da un'altra famiglia di tagliagole che viveva qualche centinaio di metri in là.... dopodichè, questi signori si riunivano in clan e cosche, proprio come gli attuali boss mafiosi, per poi avere una definizione suprema in guelfi e ghibellini, papisti o pro-imperatore (straniero) che, col pretesto di "tifare" per l'uno o l'altro, si scannavano a gruppi folti dopo essersi fatti fuori a piccoli branchi. Molto edificante.

Andiamo ai primordi... l'Impero Romano. Qualcuno ( che diceva anche "italiani, popolo di santi, poeti, navigatori" o qualcosa del genere) qualcuno, dicevo, disse che gli antichi romani unificarono l'Italia. Sciocchezze. I Romani consideravano terra di conquista tanto l'attuale Toscana, all'epoca, grosso modo, l'Etruria, tanto la penisola Iberica; a quei tempi l'"Italia" era suddivisa profondamente per territorio, etnie, lingue.... ecco che a nord c'era la Gallia Cisalpina, con connotazioni celtiche.... scendendo più a Sud c'era, ad esempio, l'Etruria... poi i Latini, poi il Sannio, poi la Magna Grecia.... ognuno di questi popoli non aveva assolutamente niente da spartire con gli altri, esattamente come nulla potevano avere da spartire, ad esempio, Romani e Babilonesi o Romani ed Egiziani. Nulla, nulla da spartire.

Una volta che i Romani unificarono l'"Italia" usarono, come con ogni territorio conquistato, il principio noto come "divide et impera", ovvero, concedevano a regioni, città e villaggi vicini, diversi livelli di privilegio... questo generava gelosie e rivalità, impedendo la coesione contro il comune nemico invasore ovvero, appunto, il popolo Romano. Questo i Romani lo facevano tanto nel Sannio quanto in Gran Bretagna.



continua.............

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